• Welschtirol
  • Briciole di memoria 14: la fontana ritrovata

    L’appuntamento settimanale con Massimo Pasqualini: aneddoti, racconti, ricordi ed immagini dal Tirolo di lingua romanza.

    Cento anni fa, nel marzo del 1917, in piena guerra mondiale, la borgata di Vezzano viveva un avvenimento solenne: l’inaugurazione della fontana monumentale in Piazza Kaiser Franz Josef, narrata con grande rilievo e dovizia di particolare da “Il Risveglio Austriaco”, il giornale stampato a Trento.

    La scultura, realizzata da Padre Fabian Barcatta (il frate francescano nativo di Valfloriana, era insigne architetto e scultore, persona di grande talento e fama, che aveva fra l’altro progettato e realizzato il cimitero monumentale di Bondo, dove era Feldkurat) nel marmo rosso di Lasino e bianco di Roncone, era una vera opera d’arte. Sopra, l’aquila tirolese che stringe fra gli artigli la croce con i fiori ed un serpente;  nella parte centrale, il busto di Franz Josef; sotto, un soldato armato, un difensore del Tirolo con il braccio alzato, di fronte a lui una donna in abito tradizionale ed una bimba che offre un mazzo di fiori: una scena quasi familiare, dove tutti si adoperano per la difesa del Tirolo.  In basso al centro, una testa di leone, lo stemma della borgata di Vezzano.  L’epigrafe recitava  “KAISER FRANZ JOSEF BRUNNEN – errichtet zum Gedächtnis an die Verteidigung Südtirols 1915 – 1917”   (eretta in memoria della difesa del Sudtirolo, 1915-1917).

    Nell’intento dei promotori, la fontana, dedicata alla “difesa del Sudtirolo” doveva diventare il ricordo di tutti gli sforzi dell’intera popolazione tirolese per la difesa della Heimat: dagli uomini al fronte come soldati regolari, agli Standschützen volontari, alla popolazione civile. Il monumento rimase tale fino al novembre 1918 quando, con la fine della guerra e l’occupazione da parte delle truppe italiane, molto prima dell’avvento del fascismo, giunsero anche le disposizioni volte alla cancellazione sistematica di tutto quanto sapeva di Austria e di Tirolo, praticamente di tutta la storia e la cultura della nostra Terra (come abbiamo già narrato nelle scorse settimane).  La fontana venne prima sfregiata, mutilando l’aquila a colpi di pistola; per completare l’opera, il bassorilievo e l’epigrafe furono ricoperti di calcestruzzo, per apporvi la nuova dicitura, simile a quella di tante “lapidi della vergogna” sparse sulla nostra Terra:  RESTITUITA ALLE GENTI ITALICHE DALLA VITTORIA, QUESTA FONTANA SU CUI IL NEMICO SEGNO’ LE FALLACI SPERANZE DELLA SUA TIRANNIDE, CANTA IN PERPETUO LE GLORIE D’ITALIA E DI ROMA. Lo scempio era compiuto, i simboli erano definitivamente scomparsi.

    Ma la memoria ha radici profonde e non si lascia cancellare così facilmente: un caso fortuito ha fatto ritrovare a Manuela Sartori, fra le carte di Pater Barcatta conservate dopo la sua morte al convento francescano di Hall in Tirol, una fotografia dell’epoca, scattata probabilmente proprio a lavori appena ultimati e raffigurante… la fontana!    Così domenica scorsa, nel corso di una intensa e toccante cerimonia, la borgata di Vezzano ha riscoperto un importante tassello della propria storia.  Grazie all’opera di studio e ricerca di Osvaldo Tonina  e della SK Vezzano, la collaborazione dell’amministrazione comunale e dell’Ecomuseo della Valle dei Laghi, per un giorno piazza San Valentino è tornata ad essere Piazza Francesco Giuseppe I° e l’acqua della fontana ha ripreso a scorrere per i difensori della Heimat.

     

    Qui è possibile scaricare il pieghevole che racconta la storia della Franz-Josef-Brunnen;    nella fotogallery si trovano invece tutte le immagini della cerimonia (foto: Enzo Cestari – Il Mondo degli Schützen)

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