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  • Fermati i disegni di legge sulle indennità ai Consiglieri

    Nulla di fatto in Consiglio Regionale, fra distinguo, accuse di populismo e provocazioni.

    Bild: Niccolò Caranti Wiki Commons

    Quaranta voti contrari, quattro astenuti e dieci a favore, è così che si è conclusa il 15 marzo in Consiglio Regionale la votazione del disegno di legge numero 70 in merito al contenimento della spesa pubblica e alla riduzione del trattamento previdenziale della Giunta e dei Consiglieri, presentato alla discussione da Walter Kaswalder nonostante il voto negativo della Prima Commissione (di cui l’ex consigliere del PATT è ancora presidente) insieme al DL 72 di Rodolfo Borga – CivicaTrentina – sullo stesso argomento.

    La proposta proveniva dalle Acli, ed era stata sottoscritta dalle firme di quasi diecimila cittadini che ne condividevano i contenuti. Il proponente, Walter Nicoletti delle Acli Trentine, ha spiegato che non si trattava da un disegno di legge populista, ma che mirava semplicemente a ridurre, peraltro in modo non radicale, le indennità dei Consiglieri Regionali; queste sarebbero scese infatti all’importo di 7500€ lordi al mese (che corrispondono a circa 5000€ netti). Il rimborso spese massimo sarebbe stato posto a 500€ ed infine si sarebbero soppressi tutti gli interventi pensionistici a favore dei Consiglieri stessi. Le Acli hanno inoltre dichiarato che, contrariamente a ciò che accade ora, l’indennità dei Consiglieri non dovrebbe finire – seppur solo in parte – nelle casse del Partito, poiché questo dovrebbe invece ricevere contributi in modo diretto e più trasparente.

    La votazione si è risolta con un nulla di fatto, avendo fermato la discussione in aula, ma sono state rilasciate numerose dichiarazioni, sia da parte dei contrari che da parte dei favorevoli.

    Filippo Degasperi del Movimento Cinque Stelle afferma: “Questo disegno di legge poteva essere il punto di avvio per una riflessione a 360 gradi che, partendo dai compensi dei politici, avrebbe dovuto comprendere anche la casta dei dirigenti provinciali e regionali, i cui stipendi arrivano anche a superare quello del presidente della Provincia. La volontà dei cittadini andava ascoltata, ma ancora una volta si è invece voluto chiudere ermeticamente il pentolone”.

    Per il Partito Democratico “Alcuni contenuti rendono la stessa difficilmente approvabile”, in particolare “L’assenza di una parametrazione per quanto riguarda il calcolo dell’indennità dei Consiglieri, l’eliminazione di tutti i collaboratori dei Consiglieri regionali, che noi riteniamo vada valutata bene alla luce della necessità di garantire un alto livello di qualità dell’azione politica e l’eliminazione della posizione contributiva del Consigliere, che a nostro parere priva di tutele i Consiglieri con lavoro autonomo o di libera professione a discapito di quelli con rapporto di lavoro dipendente”. Il voto del partito è quindi contrario, pur offrendo la disponibilità per aprire un confronto che possa formulare una proposta migliore.

    Claudio Cia di Agire per il Trentino dice: “Avevo già anticipato il mio voto favorevole all’iniziativa popolare durante la raccolta firme in sostegno al ddl. Con il rifiuto a trattare questo disegno di legge, oggi noi diamo ai cittadini uno schiaffo e un ulteriore motivo per diffidare dei politici; legittimiamo quanti pensano che la politica è l’arte di servirsi delle persone facendo loro intendere di servirle. Siamo in una tale crisi che, mentre ai cittadini si continua a chiedere di tirare la cinghia, i politici continuano a tirare la corda. Non si fa politica con la morale, ma non la si può fare nemmeno senza!”.

    Maurizio Fugatti della Lega Nord asserisce che “È impossibile pagare un collaboratore con 7.500 euro lordi” e ritiene che quella delle Acli fosse una proposta demagogica.

    Manuela Bottamedi di Energie per l’Italia afferma che il ddl “È una proposta di legge popolare, corredata da migliaia di firme: non trovo corretto che non venga nemmeno discussa articolo per articolo. La democrazia è anche questo: confronto, talvolta scontro, fatica, mediazione, scelta. Troppo spesso, invece, la maggioranza liquida le questioni scomode e preferisce non affrontare fino in fondo i problemi”.

    Secondo Bernhard Zimmerhofer di Südtiroler Freiheit, invece, un reale risparmio si potrebbe ottenere attraverso l’abolizione della regione.

    Walter Blaas, in rappresentanza dei Freiheitlichen, ha affermato che il suo partito ha bocciato il ddl poiché i piccoli partiti hanno difficoltà ad autofinanziarsi, e quindi necessitano parte dello stipendio dei Consiglieri. Questo vale in particolare per quelli locali, non avendo accesso al 2 per mille. La sua proposta è stata invece quella di trasferire la competenza sulla remunerazione dei Consiglieri alle due Province, visto che è in queste che si svolge la maggior parte del lavoro. Ha inoltre sottolineato che la proposta era di stampo populista, e che – mentre lo stipendio dei Consiglieri è pubblico – quello dei dipendenti dell’Acli non lo è.

    La provocazione di Andreas Pöder del Bürger Union für Südtirol non si è fatta attendere: ha affermato che chi ha votato a favore dovrebbe cominciare rinunciando ad una parte della propria indennità, e che lui ha votato contro il ddl Acli poiché ritiene di meritarsi la stessa. Pöder ha fatto riferimento ad una legge in particolare, la numero 5 del 2006, che prevede che il consigliere abbia la facoltà di rinunciare a parte o a tutta la propria indennità mensile. In sua risposta Cia e Degasperi hanno affermato che già rinunciano sistematicamente a parte della loro indennità, indicando anche come la destinano: il primo ad un fondo per aiutare famiglie in difficoltà, il secondo finanziando progetti indicati dalla gente.

    A seguire riportiamo la lista dei Consiglieri con l’indicazione del  loro voto al disegno di legge delle ACLI.

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