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Marco Sandroni

05.07.2018

Per un’autonomia vera in campo fiscale e pensionistico

Le politiche fiscali, tributarie e pensionistiche dello Stato sono inique e sprecone. Bisogna sviluppare politiche innovative e autonomistiche spingendo verso il passaggio della competenza primaria in materia fiscale, tributaria e pensionistica dallo Stato alle Provincie Autonome.

Bild: Pixabay/Geralt

La forte pressione fiscale porta all’evasione fiscale

In Italia il carico fiscale, tra imposte dirette e indirette, è fra i più elevati al mondo L’esatta posizione nella classifica dei paesi con le imposte più alte varia a seconda dei parametri considerati (ossia che si dia maggior peso alle imposte dirette, a quelle indirette, sulle imprese, sulle persone fisiche, sui redditi o sui consumi ecc.) ma, che siamo primi, secondi o ottavi poco cambia. In casi limite si crea perfino il paradosso per il quale non lavorare (o non fatturare) oltre una certa somma diventa preferibile, per non entrare nella fascia di reddito superiore. Già negli anni ’80, durante il Governo Reagan, l’economista Arthur Laffer dimostrò che, oltre un certo limite, all’aumento della tassazione, le entrate fiscali diminuiscono anziché aumentare, perché aumenta l’evasione fiscale e rallentano i consumi, e tutto questo in modo più che proporzionale. É proprio ciò che sta accadendo in Italia.

La spesa pubblica – un pozzo senza fondo

Nonostante l’incremento dell’imposizione fiscale, il debito pubblico in Italia è ulteriormente aumentato, segno di un’amministrazione inefficiente. Non è possibile riempire una caraffa con un grosso buco al centro. I recenti governi hanno dimostrato di non volere o non potere ridurre o tappare questa falla. Tra i paesi industrializzati l’Italia è probabilmente quello nel quale il denaro dei contribuenti viene usato peggio, ma non credo esista una classifica per questo, o almeno non l’ho trovata.

La cassa pensioni in costante disavanzo

Il sistema pensionistico è strettamente legato a quello fiscale. L’ Istituto Nazionale Pensioni (INPS) produce regolarmente un risultato economico di esercizio negativo (12,7 miliardi nel 2014, 25-26 miliardi nel 2016) che deve essere coperto dalle entrate fiscali dello stato. Ripetuti disavanzi di questa entità sono un chiaro segnale del fatto che il sistema pensionistico italiano non è affidabile e quindi è a rischio.

L’Autonomia limitata allo Statuto speciale è sempre a rischio

Lo Statuto di Autonomia è stato messo in discussione in più occasioni dai governi centrali, talvolta sulle singole competenze, altre volte in maniera assoluta. Più di un politico ha sostenuto, e sostiene, che “oggi le regioni a statuto speciale non hanno più ragion d’essere”. Fortunatamente, grazie a dei trattati internazionali (in particolare l’Accordo di Parigi del 10 febbraio 1947) non è possibile cancellare unilateralmente l’autonomia del Sudtirolo da parte del Governo centrale. Tuttavia una certa inquietudine permane sempre.

Siamo contribuenti, non dei mantenuti

In Sudtirolo, grazie allo Statuto d’Autonomia, beneficiamo di un ritorno di circa l’85% teorico del nostro gettito fiscale. Va smentita infatti la leggenda metropolitana diffusa tra chi non conosce la materia, secondo la quale in Trentino-Südtirol “siamo ricchi perché veniamo mantenuti dall’Italia”. Nulla di più falso. In realtà, il Sudtirolo versa, appunto, circa il 15% delle tasse e imposte riscosse sul proprio territorio a Roma.

Meglio ricevere prima e dare dopo

Naturalmente c’è chi obietta che un ritorno fiscale dell’85% circa sia già un ottimo traguardo che altre regioni possono solo invidiarci, ma attenzione: una cosa è pagare il 100% a Roma e vedersi poi restituire l’85%, in quanto in tempi di crisi tale situazione potrebbe anche cambiare, cosa ben diversa è trattenere direttamente l’85% e poi cedere il 15%.

L’obiettivo è poter autogestire la solidarietà

Come dire: se ho le chiavi di una cassaforte piena, posso prelevarne del denaro per usarlo con scopi di solidarietà. Se invece mi viene chiesto solo di riempire la cassaforte ma non mi vengono date le chiavi, questo diventa impossibile.

Vogliamo stabilire noi le aliquote fiscali

E ancora, una cosa è riscuotere tasse e imposte sul nostro territorio le cui aliquote vengono decise a livello centrale – anche se poi gran parte di esse ci viene restituita – cosa completamente diversa è decidere autonomamente quante tasse e imposte prelevare. Per fare un esempio, un imprenditore o un libero professionista che tra imposte dirette e indirette deve versare oltre il 60% di quello che guadagna allo Stato, potrà anche consolarsi vedendo che il suo denaro (da noi) viene speso bene, ma potendo scegliere, molto probabilmente preferirebbe pagare il 30% di imposte.

Per un sistema pensionistico autonomo

L’autonomia in materia fiscale non può prescindere da quella in materia pensionistica, dato che le pensioni e gli assegni di disoccupazione vengono finanziati con le entrate derivanti dalle imposte. Acquisendo tali competenze primarie,il Sudtirolo gioverebbe di un sistema pensionistico molto più facile da controllare e soprattutto affidabile a lungo termine, al riparo da sprechi e cattiva gestione (in proposito rimando al mio prossimo articolo in materia pensionistica).

Per tutte queste ragioni bisogna sviluppare politiche innovative spingendo verso il passaggio della competenza primaria in materia fiscale, tributaria e pensionistica dallo Stato alle Provincie Autonome del Tirolo (Bolzano e Trento).

 

Kurze Zusammenfassung auf Deutsch:
Der Blog-Autor legt dar, warum das Land Südtirol als Autonome Provinz der Republik Italien eine umfassende Steuerhoheit und eine vollständige Autonomie in der Rentenfinanzierung und sozialen Vorsorge haben sollte. Heute sei Südtirol von der höchst ungerechten und ineffizienten Steuer- und Rentengebarung Italiens abhängig, zudem sei die Autonomie ständig in politischer Gefahr. Sandroni plädiert für eine Umkehrung des Steuerprinzips: Wir sammeln die Steuern nach selbst festgesetzten (geringeren) Hebesetzen ein und überwiesen Cäsar, was Cäsars ist, nach Rom. Damit haben wir die Kontrolle der Mittel, können bei voller Kasse danach aber immer noch Solidarität mit minder begünstigten Regionen üben. Auch im Rentenwesen sei die lokale Finanzierbarkeit gegeben, weil auf Staatsebene die Differenz zwischen Beiträgen und Auszahlungen mit Steuergeld ausgeglichen werde und es eigentlich, wenn man die Steuern auf Pensionen einrechnet, gar kein Loch in den Pensionskassen des Staates geben würde. Da Südtirol sowohl bei den Steuern als auch bei den Pensionsbeiträgen Nettozahler nach Rom ist, würde sich ein lokales Rentensystem nicht nur selber tragen, sondern auch noch höhere Leistungen ausschütten.

Marco Sandroni

Marco Sandroni ist Jurist mit abgeschlossenem Rechtsanwalts-praktikum. Der gebürtige Bozner (Jg. 1976) lebt in Lana und arbeitet in der Landesabteilung für Vermögens-verwaltung. Er ist in den Fachbereichen Verwaltungsrecht, Verfassungsrecht, Urbanistik, Immigrationsrecht und Minderheitenrecht spezialisiert. Er spricht beide Landes-sprachen, Englisch und Russisch.

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