von mas 07.12.2021 11:45 Uhr

Luca Prosser, quando l’arte è impegno sociale

Dall’officina all’atelier: Luca Prosser è un personaggio poliedrico che ben rappresenta la differenza fra essere artigiano e essere artista. Ce  ne parla Maurizio Panizza

Cinquantaquattro anni, perla all’orecchio, capelli pepe sale, “crucolo” ben raccolto in testa, leggera barba, occhi sottili e fascinosi: è Luca Prosser, l’intervistato di oggi, il quale alla mia prima domanda su come lui si definisce, mi risponde subito con un disarmante “un modesto artigiano”. E’ no, caro Luca! Se siamo qui a intervistarti è proprio il contrario, non certo per la tua modestia, ma piuttosto per quell’arte autentica e originale grazie alla quale sei protagonista emergente da parecchi anni.

Già, ma fin dove arriva l’artigiano e dove inizia l’artista? Domanda  impegnativa, difficile da circoscrivere entro confini ben definiti. Certo è che Luca è un rinomato artigiano-artista che a Volano  ha da molti anni la sua officina atelier. La sua è una di quelle attività duplici che da una parte si fanno per lavoro e dall’altra per vera passione. Perché se è vero che l’artigiano è un produttore che crea su commissione a scopo economico, è anche vero che un artista è qualcosa di più, perché dal suo “saper fare” il lavoro si trasforma in vera opera d’arte. Il lavoro dell’artista, infatti, è un qualcosa  che non si impara né a scuola, né in officina, ma che deriva dall’anima. Lo spirito artistico, insomma, o ce l’hai o non ce l’hai.

Luca, artigiano o artista che sia, raccontami di te, di come sei arrivato a quello che
sei oggi.
Beh, ho iniziato molto presto a lavorare, a 15 anni, come apprendista presso l’officina meccanica di Mariano Frizzera, grande alpinista e accademico del CAI. Con lui sono stato per 23 anni, diventando poi di fatto il responsabile dello stabilimento con più di venti dipendenti. Quella è stata un’impagabile formazione sia tecnica che di carattere che ha plasmato il mio modo di lavorare e di vedere la vita.

E qual è questo tuo modo di vedere la vita?
Prima di tutto cerco sempre di essere coerente fra idee e azioni. Ho un grandissimo rispetto per l’ambiente e mi piacerebbe che tutti fossero consapevoli del bene di cui disponiamo. Per questo, appena posso, la domenica sono in montagna a immergermi nella natura.

Parlando con lui, capisco che Luca è molto critico nei confronti del “nuovo” turismo che viene avanti, quello dello sfruttamento di massa, della montagna vista come business, dei mega-rifugi come “hotel a cinque stelle” in quota. Un turismo troppo spesso ignorante e maleducato che cerca solo le comodità e non sa guardare oltre al proprio ristretto orizzonte, a ciò che sta accadendo al Pianeta.   A proposito di orizzonti: sbaglio o hai creato un’installazione che in fondo rappresenta proprio questa tua preoccupazione?

E’ vero. E’ un grande occhio che guarda dall’alto e che si trova a Pampeago in Val di Fiemme, sulle Dolomiti. L’ho intitolato “Vedo non vedo” e vuole rappresentare il fatto che tutti possono vedere, ma non tutti vedono la stessa cosa. In particolare quelle emozioni che stanno dietro a un paesaggio, a una vetta, a un tramonto che purtroppo molti non riescono a cogliere perché manca loro il cuore che palpita, la generosità, la commozione, lo stupore, la riconoscenza per la natura.

Tornando a noi, al tuo percorso professionale e artistico, quando è successo il salto di qualità dall’officina artigianale all’atelier artistico?
Nel 2004, quando Mariano Frizzera stava per chiudere la sua attività, mi chiese se
volevo essere io a rilevarla. Così, è nata la mia nuova “creatura” alla quale ho messo il nome di ArtLuca Creazioni e Design.

E quindi è da lì che ti sei messo a pensare a progetti nuovi e originali, in particolare a oggetti di luce?
Esatto. I primi estimatori delle mie lampade sono stati gli amici, poi via via sono arrivate commesse che mi hanno fatto conoscere anche oltre i confini provinciali e adesso le mie postazioni luminose si possono vedere in molti posti.

In seguito – continua a raccontarmi, Luca – sono arrivati altri progetti, altre opere e
pure diverse mostre. Poi, però,  ha capito che non era il suo primo desiderio fare mostre al chiuso, ma che invece doveva continuare con le installazioni all’aperto nei luoghi che più gli  sono cari. Così è diventato promotore del progetto “Dolomia Art”, che vede 15 artisti installare le loro opere sul sentiero che va dal rifugio Vajolet al rifugio Principe, nel Gruppo del Catinaccio. Poi a Volano, suo paese natale, dove ha il laboratorio e dove sono esposti due dei suoi lavori. O, ancora, presso le Distillerie Marzadro a Nogaredo e da Montura a Isera.

Progetti futuri? – chiediamo.
Tutte le opere che ho fatto finora hanno in sé qualcosa in comune. La prossima però, quanto meno per dimensioni, sarà diversa. Sto pensando a un’enorme sfera in acciaio corten (quello “arrugginito” molto resistente agli agenti atmosferici, ndr) con una grande crepa che lo attraversa a rappresentare un Mondo ferito. Un coltello poi starà a significare che non c’è più tempo e che il destino dell’umanità sta ormai in equilibrio, come sul filo di una lama. Purtroppo, temo seriamente per la salvaguardia del nostro pianeta.  Certo, l’arte può aiutare – conclude – ma è la politica che decide, anche se alle fine potrebbero essere decisive proprio le singole persone nel momento in cui vanno a scegliere i loro rappresentanti.

Con quest’ultima riflessione ci salutiamo e Luca riprende la sua attività in officina. Attraverso le sue opere continua il suo impegno civile per spiegare, anche con l’arte, ciò che la gente spesso non riesce a vedere e a capire.

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