von mas 25.11.2021 06:45 Uhr

Briciole di Memoria: Una collezione di bugie

Massimo Pasqualini elenca e “smonta” alcune bugie…  e ce ne sarebbero ancora molte altre!

I caduti del Basson

Quando andavamo a scuola, tra le molte bugie storiche riguardanti la prima guerra mondiale, trovavamo scritto sui libri di testo che i primi ad usare l’arma  barbara  dei gas asfissianti furono gli austriaci (qui specifico che tutti i  nonni, bisnonni e zii di chi è un abitante della Regione Trentino-Südtirol, all’epoca, vestivano la divisa austriaca e combattevano con valore per difendere l’Imperatore e la terra Tirolese da un esercito nemico straniero che tentava di invaderla).   Naturalmente anche questa era una delle molte bugie raccontate per screditare ciò che eravamo e per fiaccare la nostra identità Tirolese.

Nel 2020 è uscito in commercio un interessantissimo libro dal titolo “L’assalto al Col Basson” scritto da Franco Luigi Minoia dove si scopre che  ad usare per primo i gas asfissianti sul fronte austro-italiano non fu l’esercito imperiale  sul Monte San Michele il 29 giugno del 1916, ma bensì quello italiano, il 25 agosto del 1915 sul Col Basson, cioè ben un anno prima. Oltretutto lo fece in maniera maldestra, all’italiana, sparando alle 2.00 di notte per due ore consecutive sulle proprie truppe che erano riuscite ad occupare alcune trincee difese strenuamente  dai soldati austriaci:  dopo le prime cannonate dove venivano usate granate dirompenti, l’artiglieria italiana passò a sparare granate a gas che uccisero soffocandoli moltissimi soldati del 115° reggimento di fanteria sabauda.

Nel libro, tra le molte testimonianze e documenti riportati, viene pure allegata la certificazione del Generale Oro  che precisò che sul Basson, il 115° Fanteria fu offeso dai gas asfissianti (che però erano stati sparati dall’artiglieria italiana e non dalla nostra,  che durante il bombardamento delle ore 2  non sparò neppure un colpo).

Anche l’Allievo Ufficiale Ugo Zanardi, scrisse nel suo Diario il 25 agosto 1915: “La Kultur ci fa esperimentare le delizie dei gas asfissianti che compiono il loro delitto tacitante!”

Nella bella ricostruzione storica, tra le molte viene pure riportata la dichiarazione  del Sottotenente Faleschini che scrisse, realisticamente, che dopo due ore, quindi intorno alle ore 2, l’attacco era già fallito. Il 115° Fanteria Sabaudo era  stato sconfitto dall’ artiglieria italiana.

Pure l’aspirante ufficiale austriaco Luis Trenker  che a battaglia finita visitò le trincee sconvolte del Basson, ci fornisce un’altra testimonianza importante riguardo ai visi bluastri dei poveri sodati italiani morti che testimoniano la causa del decesso per asfissia.

Naturalmente si sa che le bugie hanno le gambe corte, ma ultimamente si scopre che la maggior parte di quanto scritto dalla storiografia ufficiale italiana riguardo al primo conflitto mondiale ed alla nostra gente  che non era, né sentiva italiana,  è una impressionante massa di menzogne talvolta, in più, pessimamente ideate.

Riguardo poi allo spirito di fratellanza che animava i “redentori” italiani, qui  cito  quanto riportato in uno scritto, in data 29 gennaio 1916,  dal trevigiano Azzoni Avogadro, amico del Re d’Italia:

Quando sarà che impareremo a fare la guerra sul serio? A fucilare spie, ad internare gli abitanti dei paesi occupati  (naturalmente questi paesi sono quelli del nostro bel Trentino dove molti civili furono proprio prelevati  e rinchiusi in lager italiani, anche se nel dopoguerra a queste persone fu dato il nome di profugo per nascondere quello di internato), a soffocare il nemico con nugoli di proiettili asfissianti, a bruciarlo vivo con getti potenti di liquidi infiammabili  rovesciati nelle trincee (vi ricordo che il nemico erano i nostri bisnonni, nonni e zii che vestivano con onore la divisa austriaca), col bombardare ed incendiare dall’alto i paesi della sua razza, anche se non contengono truppe, con l’impiegare infine tutti i mezzi sleali e  barbari che sono nelle sue abitudini. Ma, forse mai!

A questo punto mi domando solo: Questi erano i redentori? Si consideravano nostri fratelli? Mi piacerebbe sapere cosa si aspettavano da un popolo che sino al 1918 era sempre stato fedele agli Asburgo, era di etnia Tirolese e mai aveva guardato con simpatia all’Italia, naturalmente escludendo i 302 irredentisti trentini che se paragonati ai 380.000 abitanti della nostra terra danno una percentuale pari allo 0,072 per cento. Un po’ pochini, non è vero,  per sostenere che volevamo diventare italiani, senza sapere poi quale pesante prezzo avremmo dovuto pagare.

 

Bibliografia:

“L’assalto al Col basson”Franco Luigi Minoia Pagine 99,100,103,104,106,108

“La grande guerra dei gas” Pagine 98,106

Moesslang, Tagebuch nNr 2 der 180° Infanteriebrigade.

 Diario dell’Aspirante Ufficiale Luis Trenker

 

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