von mas 13.01.2021 14:00 Uhr

Lo sci al tempo del Covid

Mobilità bloccata, impianti chiusi, gare annullate

Sassolungo - Rodella (Foto APT Val di Fassa)

Prima l’annullamento delle gare di coppa del mondo a Wengen in Svizzera, dovute alla presenza di numerosi turisti (gli impianti sono aperti) fra cui dei britannici positivi alla “variante inglese”, condizioni che non permettevano di rispettare gli standard di sicurezza internazionali.

Di poco fa la notizia che anche le giornate di recupero prevista nel fine settimana a Kitzbühel sono saltate, anche qui per la presenza della mutazione inglese rilevata nella vicina Jochberg (dove sono previsti test a tappeto per arginare il contagio.

Campionato del Mondo invece confermato a Cortina d’Ampezzo a inizio febbraio, ma a porte chiuse, senza pubblico: niente turisti e quindi niente ricavi da indotto.

La situazione nei comprensori sciistici è abbastanza diversificata: nel Land Tirol molte stazioni hanno aperto durante le festività natalizie. Si è trattato di un’apertura destinata praticamente ai soli residenti, visto il blocco della mobilità. Ora però quasi dappertutto si sta chiudendo, i costi di gestione – si sa – sono alti e gli incassi non coprono neanche lontanamente le spese in periodi di bassa stagione

La provincia di Bolzano prevede a possibilità di aprire a partire da lunedì 18, ma non è detto che questo avvenga. I gestori chiedono certezze. Al di là dei protocolli per la sicurezza che Roma avrebbe approvato ieri e che vanno comunque verificati – anche sotto il punto di vista della sostenibilità – il problema è l’afflusso: già è difficile aprire senza sciatori in arrivo da altre regioni e/o dall’estero, a maggior ragione se poi si dovesse tornare alle restrizioni da zona rossa.

A Trento in Consiglio Provinciale si discute oggi anche di questo: autorizzare l’apertura per i soli residenti, visto che di mobilità fra regioni per il momento non se ne parla?

Intanto da Roma arrivano notizie poco rassicuranti: fra ventilata crisi di governo; emergenza prorogata a fine aprile se non addirittura a fine luglio; la platea di soggetti interessati ancora indefinita ma soprattutto l’ammontare dei ristori considerato assolutamente insufficiente, a fronte di una perdita del comparto che supera i dieci miliardi di euro … l’orizzonte è non oscuro, ma buio pesto.

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