von mas 05.03.2020 06:45 Uhr

Briciole di Memoria 157: Clara Marchetto, spia o eroina? – 2° parte

L’appuntamento settimanale con Massimo Pasqualini: aneddoti, racconti, ricordi ed immagini dal Tirolo di Lingua romanza. La seconda parte del lungo racconto dedicato alla figura di Clara Marchetto

L’arresto di Clara Marchetto -

Clara Marchetto, spia? Fu condannata sotto il fascismo all’ergastolo per questo reato. Eroina? Fu attivista infuocata dell’A.S.A.R. e fondatrice del Partito del Popolo Tirolese Trentino. Certamente fu una indipendentista ed una separatista convinta.

Dopo la prima parte, pubblicata la settimana scorsa su “Briciole di Memoria”, oggi la conclusione, con un’interessante intervista fatta alla Signora Clara il 24 aprile del 1979 dal giornalista Mauro Lando che può chiarire chi fosse la Signora Marchetto e quali fossero le sue idee.

Veniamo alla sua vita nella sua veste di esponente politico, prima dell’ASAR e poi del PPTT. Lei, liberata dagli Alleati che avevano decretato la decadenza di qualsiasi condanna politica inflitta dal regime fascista agli italiani, dopo la guerra, venne nel Trentino e fu notata subito come vivace esponente dell’ASAR. I giornali di allora la dipinsero come leader dell’ala estrema dell’ASAR, una separatista; fu anche definita un’”accesa mangia – italiani”. Quando il 28 luglio 1948 nel congresso della Filarmonica di Trento l’ASAR decise di sciogliersi lei propose – almeno così fu scritto – di entrare tutti nella Südtiroler Volkspartei (SVP). Insomma la Clara Marchetto del 1948 era una mangia-italiani? Voleva l’unione con la SVP? Qual era la sua visione politica?

“Intanto mi lasci dire che nel congresso del 28 luglio 1948 feci la proposta di sciogliere l’ASAR e di fondare il Partito Popolare Trentino Tirolese e non proposi certo l’unificazione con la SVP. In quel congresso ci fu l’uscita dalla sala del gruppo dell’ASAR di Rovereto e fu approvata la mia proposta di fondare un partito. Ero convinta che l’ASAR era in decadenza, che la gente non ne voleva più sapere, che l’associazione era troppo debole. Per tenere i nostri amici rimasti bisognava fondare un partito, cosa che è stata fatta. Ma la Volkspartei non c’entra, per nulla. Anzi, quando sono andata dalla SVP ho sempre litigato, anche se nella SVP c’erano dei ragazzi che come me, mi ricordo l’Ebner e il Volgger…”

Parlando di questi argomenti, facendo tornare alla memoria questi ricordi, Clara Marchetto appare ora meno lucida e precisa anche se certamente non ha mai perso il filo del discorso. Si nota quelle sono vicende che ancora la emozionano.

 

Come ha vissuto lei la vicenda del separatismo?

“Intanto teniamo presente che il separatismo c’era. (Infatti è esistito un Movimento Separatista Trentino MST – ndr). Esisteva soprattutto nelle montagne, tra i contadini. Si ricordi che il popolo non va tanto per il sottile, il popolo vuole un taglio netto e buona notte. Noi dell’ASAR abbiamo sempre frenato questo separatismo proponendo l’autonomia integrale al posto di un separatismo che non era ormai più possibile. Ci sarebbe voluto un diverso trattato di pace. C’era stato il Degasperi – Gruber”.

Il separatismo che lei ha conosciuto che cosa voleva, voleva il Trentino annesso all’Austria?

In fondo i separatisti volevano stare con il Sudtirolo,  seguirne le sue sorti, stare unito ad esso in un’unica regione. Si ricordi che la nostra regione non è mai stata né italiana né tedesca né austriaca, siamo sempre vissuti come tirolesi e non siamo mai stati schiavi dell’Austria. L’idea era che dovevamo essere noi stessi, che dovevamo difendere la nostra personalità. Magari anche con un plebiscito”.

Il plebiscito, a che cosa doveva servire?

“Doveva servire per il separatismo, per la regione. Era lo strumento dei separatisti per seguire i sudtirolesi”.

Lei è stata accusata di essere separatista.

“Erano accuse meschine, di essere pagati dall’Austria. L’Austria non se ne è mai curata in verità di queste vicende e non abbiamo mai avuto un centesimo da nessuno”.

Torniamo ai fatti di casa nostra. Che rapporto c’era tra separatismo e ASAR?

Il patto Degasperi – Gruber ruppe le speranze dei separatisti, molti dei quali vennero nell’ASAR che a sua volta aveva sempre reclamato e chiesto l’autonomia regionale integrale. Una volta avuta l’autonomia integrale non avremmo avuto bisogno di nessuno. Avevamo un concetto di federalismo. Si ricordi che il Trentino era stato federato al Tirolo fin dal 1241 con il Principato del vescovo, ma rimaneva una cosa separata dal Tirolo. Si voleva che anche nel legame con l’Italia, il Trentino, anzi la regione, fosse federata. Nell’atto di fondazione dell’ASAR c’era scritto che si chiedeva un’autonomia integrale secondo la secolare vocazione del Trentino in senso italiano”

La confluenza dei separatisti all’ASAR però creò confusione.

“Più che altro fu un’occasione per attaccarci mentre si doveva piuttosto riconoscere il merito dell’ASAR di averli accolti entro un programma italiano ed entro lo Stato italiano, prevedendo però una regione dotata di autonomia integrale. Si ricordi che il separatismo era inconscio in molta gente delle montagne. L’ASAR ha tentato di incanalarlo in senso italiano. Si pensava invece che quelli dell’ASAR fossero quattro fanatici che montavano la testa al popolo, invece era il contrario, era il popolo che veniva frenato. Non lo hanno mai voluto credere, hanno sempre accusato noi di essere i fomentatori”.

Nel luglio del 1948 nacque quindi, su sua proposta, il P.P.T.T. e alle elezioni regionali del novembre lei fu eletta assieme ad altri tre esponenti del nuovo partito. Cosa ricorda di quei mesi e di quella campagna elettorale?
“Andavamo in giro a fare propaganda con un pezzo di pane e formaggio in tasca, senza un soldo. Mi creda se le dico che mi sono fatta il passo Rolle a piedi. E così senza mezzi, senza soldi, in pochi mesi il P.P.T.T. ebbe quattro consiglieri.”

Ma perché tante accuse contro di Lei? Perché fu risollevato il caso della sua condanna all’ergastolo?

“Avevo fatto una collezione di nemici durante i contradditori ai comizi. Forse anche perché ero una donna. C’era di mezzo anche il mio processo, certamente”.

Ma ho l’impressione che non si sia trattato solo di un attacco personale.

“Certo, l’ASAR e il PPTT raccoglievano voti in un elettorato che tutto sommato era democristiano o lo sarebbe potuto facilmente diventare. La DC sapeva bene che i nostri voti non erano voti di sinistra. Bisogna ricordare anche che la DC era autonomista, insomma l’autonomia pur non integrale la volevano anche i democristiani, il problema quindi era di voti, di colpire il PPTT e l’ASAR per avere i suoi voti”.

 

 

Il 18 novembre 1948 su “Panorami” supplemento de “Il Popolo Trentino” apparve una lunga e documentata filippica contro la Marchetto e il suo partito. Il titolo diceva già tutto: “Cupidigia di leccare le scarpe altrui, bramosia di fare i servi”.

L’articolo raccontava la storia dello spionaggio, nella quale la Marchetto con il marito era rimasta coinvolta prima della fine della guerra. “Solo le forze francesi – si poteva leggere – per servire le quali (la Marchetto) aveva tradito lo Stato, la liberarono nel 1944, dal luogo di detenzione, che era il penitenziario di Perugia”.

A questa vicenda l’articolista ne aggiungeva poi un’altra: “Nella primavera del 1946 la Marchetto si occupava abusivamente di emigrazione con il raccogliere, senza permesso alcuno e dietro pagamento di varie somme, le domande di coloro che intendevano emigrare in Svizzera. Gli interessati però atteso invano il rilascio del passaporto, senza peraltro mai riuscire ad avere in restituzione il denaro indebitamente recepito dalla Marchetto”. Un’accusa precisa e netta, alla quale la neo eletta consigliere regionale del PPTT rispose con la querela. In un esposto contro Flaminio Piccoli, presentato il 14 dicembre, la Marchetto sosteneva, tra l’altro, che nell’opuscolo “vengono asserite cose non corrispondenti a verità e che ledono la reputazione della mia persona”.

Il processo di Trento si concluse invece con il proscioglimento di Flaminio Piccoli. Quanto era stato scritto su “Panorami” si doveva considerare “una reazione giustificata” e conseguente all’atteggiamento tenuto dalla Marchetto, la quale -si legge tra l’altro nella sentenza – “ebbe ripetutamente ad esprimersi con linguaggio anti-italiano”

Per chi volesse approfondire ulteriormente, ecco il link ad un articolo pubblicato nel novembre 2016 sempre su UnserTirol24 : Clara Marchetto, una patriota tirolese

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