von mas 09.11.2019 13:39 Uhr

Un pugno nello stomaco, ma necessario

Una lettrice di UnserTirol 24 racconta la sua reazione  all’immagine del manifesto al centro delle polemiche.

Sono nata a Bolzano e lì ho vissuto per quasi tutta la vita, mi sono trasferita solo da pochi anni in provincia di Trento, luogo di origine della famiglia di mio marito (dico sempre che è stato uno dei due più grandi errori della mia vita, ma ormai… ).   Parlo poco il tedesco, purtroppo. Ai miei tempi (sono nata nel 1938) la scuola non aiutava di certo;  io a 12 anni lavoravo già, poi con il matrimonio, la famiglia, la casa, ancora il lavoro, non ho avuto molte possibilità: riesco a chiacchierare un po’, a sostenere una conversazione semplice, ma niente di più. In compenso ho fatto di tutto perché lo imparasse mia figlia, e sono davvero orgogliosa che lei, al contrario di me, ci sia riuscita ed anche bene.

Quando ho visto il manifesto, ho provato a immaginare come potesse essere per esempio provare a capire le controindicazioni o gli effetti collaterali in un foglietto di un medicinale scritto solo in tedesco, o con le spiegazioni di un  medico che non parla o parla poco la mia lingua. Oppure arrivare al pronto soccorso con un problema urgente e, fra dolore e agitazione, non riuscire a spiegare o a capire cosa succede, perché i dottori e gli infermieri parlano solo tedesco o quasi.

Penso che in provincia di Bolzano una persona che lavora in un ufficio pubblico non può non conoscere perfettamente le due lingue: dopo tutto, è lei al servizio dei cittadini e non il contrario. Se poi parliamo di salute, allora la conoscenza perfetta  della lingua del paziente è indispensabile, può essere davvero una questione di vita o di morte.

Il manifesto al centro di tante polemiche è davvero violento,  la fotografia è a dir poco orribile . Ma il problema esiste da troppo tempo ed è gravissimo. Se per risolverlo serve “un pugno nello stomaco”, allora ben venga.

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