von mas 12.09.2019 06:45 Uhr

Briciole di Memoria 132: La Trento Trentina e la poco conosciuta Trento tedesca.

L’appuntamento settimanale con Massimo Pasqualini: aneddoti, racconti, ricordi ed immagini dal Tirolo di Lingua romanza, oggi tratti dagli scritti di Guido Nesler

Popolazioni provenienti dalla Baviera si stabilirono nell’area geografica che ora corrisponde alla nostra regione già nel sesto secolo dopo Cristo. Il territorio entrò a far parte del Sacro Romano Impero Germanico alla data della sua istituzione cioè nell’anno 962. Per assicurarsi la fedeltà di importanti zone di transito nel cuore delle Alpi, nel 1027 l’imperatore Corrado Secondo istituì i principati vescovili di Trento e Bressanone. Nel 1414 l’umanista di Arezzo Leonardo Bruni, nel suo viaggio verso Costanza per l’apertura del Concilio, scrisse che nella città di Trento metà degli abitanti parlavano in tedesco e metà in italiano. Nel 1786 anche Goethe, nel diario scritto durante il suo lungo viaggio che lo portò fino in Sicilia annotò un’analoga osservazione.

La comunità di lingua tedesca risiedeva prevalentemente nella zona compressa far via San Pietro e strade limitrofe, la via del Suffragio, la via San Marco e nei vicoli che conducevano verso il porto fluviale sull’Adige. Fino alla metà dell’Ottocento il fiume scorreva infatti lunga la direttrice costituita dalle odierne Via Torre Vanga.

La presenza di famiglie tedesche è documentata anche nelle contrade di Santa Maria Maddalena e di San Martino. La chiesta di San Pietro, che per secoli ha avuto parroci di lingua tedesca, era il cuore della comunità. Nei pressi della chiesa si trovava l’ospedale degli “Alemanni”, che era gestito dai padri dell’ordine Teutonico. Nelle immediate vicinanze sorge ancora l’antica chiesetta di Sant’Anna, che era la chiesa Cimiteriale della Comunità. Pure nelle vicinanze della chiesa di San Pietro aveva sede l’importante “Hauerbruderschaft” in italiano detta “Confraternita degli Zappatori”, cioè dei minatori. Tale sodalizio fu istituito in epoca medioevale come corporazione dei minatori che lavoravano nelle miniere d’argento del Monte Calisio.

L’attività mineraria, pur presente da secoli sul Calisio, detto anche Argentario, ebbe un forte sviluppo ai tempi del Principe Vescovo Friedrich von Wangen (1207-1218), più noto con il nome italianizzato di Federico Vanga. Per sfruttare le miniere, come pure per dissodare terre incolte, egli favorì la venuta di esperti minatori detti ”knappen o Canopi” e di numerosissimi lavoratori detti “Reuter o Roncadori” dal Tirolo settentrionale e dalla Baviera. Queste popolazioni si stabilirono nelle valli del Fersina, sull’altopiano di Folgaria e Lavarone, nella zona di Roncegno e nella Vallarsa. Il Vanga fu l’ideatore dell’attuale Duomo di Trento, i cui lavoratori di costruzione iniziarono soltanto dopo la sua morte. Egli divenne famoso anche per aver scritto nel 1208 un importante tratto minerario, noto con il nome di “Codice Wangiano”, che è ritenuto il più antico d’Europa. A difesa della città il Vanga fece costruire una robusta cinta muraria e la torre che porta il suo nome, a difesa del porto fluviale sull’Adige. Con la graduale diminuzione dell’attività estrattiva, la confraternita assunse sempre più una connotazione non solo assistenziale, ma anche culturale. La “Hauerbruderschaft” ebbe vita fino all’inizio dell’era napoleonica,  quando vi fu la soppressione di molte antiche istituzioni, nonché di numerosi ordini religiosi. Ai vertici della confraternita si trovavano le persone più in vista della comunità, fra cui talvolta agli stessi Principi Vescovi e soprattutto i Capitani Tirolesi ai quali spettava la difesa della città. Fra questi meritano di essere ricordati: Giorgio Firmian, Georg Ebenstein, Leopold Trautmannsdorf, Albrech, Gaudenz e Kaspar Wolkenstein, di cui si può notare il monumento funebre nella chiesa di San Pietro.

Di fronte al catello del Buonconsiglio si possono ancora ammirare i palazzi Trautmannsdorf e Wolkenstein, mentre palazzo Firmian, in via Galilei è ora sede della banca Unicredit. Più precisamente il palazzo Trautmannsdorf sorge all’angolo tra la via Suffragio, Piazza R.Sanzio e Piazza Mostra, mentre il palazzo Wolkenstein si trova all’incrocio tra la via dei Ventuno e la via Marchetti. La famiglia Ebenstein risideva invece nell’omonimo castello ubicato fra Povo e Villazzano, di cui purtroppo sono rimasti soltanto solo i ruderi, indicati come Castel di Pietrapiana. Georg Ebenstein fu uno dei protagonisti della battaglia di Calliano del 10 agosto 1487, che segnò la fine dell’espansione della Serenissima verso il Principato Vescovile di Trento.

Della comunità Tedesca facevano parte oltre a numerosi nobili, ufficiali, militari e funzionari al servizio del Principe Vescovo, anche molti artigiani e commercianti. In citta si contavano inoltre ben quindici osterie gestite da famiglie tedesche, concentrate in gran parte lungo la via del Suffragio, un tempo denominata “Contrada delle Osterie Tedesche”.

La comunità non costituiva un gruppo chiuso in se stesso, ma partecipava attivamente a tutti gli eventi importanti della città. Spesso gli artigiani tedeschi si avvalevano di collaboratori di lingua italiana ed erano anche abbastanza frequenti i matrimoni misti. Le funzioni religiose venivano celebrate oltre che nelle chiese di San Pietro e di Sant’Anna, anche nelle chiese di Santa Maria del Suffragio e di San Marco, attigua al convento dei frati Agostiniani. In quest’ultima chiesa le funzioni furono celebrate in lingua tedesca fino alla metà degli anni sessanta del Novecento. In Via San Marco esisteva anche un liceo in lingua tedesca.

Da un punto di vista architettonico la Via del Suffragio con i suoi portici medioevali ha mantenuto l’aspetto originario, come pure la Via San Marco e la zona denominata “El Canton”, posta allincrocio fra Via San Pietro, via San Marco e via Suffragio, i cui palazzi hanno mantenuto gli Erker, le piccole verandine sporgenti tipiche dell’area tirolese e mitteleuropea. Purtroppo la maggior parte degli Erker presenti sulle case del centro storico venne abbattuta negli anni venti e trenta del Novecento, quando a causa dell’esasperato nazionalismo, si volevano cancellare le caratteristiche anche architettoniche che ricordavano la realtà tedeca. Nel 1929 venne demolito il Palazzo delle Poste costruito nell’Ottocento in stile Asburgico. Al suo posto fu eretto l’attuale edificio, sulla base del progetto che l’architetto Mazzoni aveva redatto per la sede delle Poste Centrali di Tripoli.

Nel 1935 vennero abbattute, con un intervento urbanistico devastante, le case medioevali del “Sass”, rase al suolo per realizzare la Piazza Italia, ora denominata Piazza Cesare Battisti. I Trentini chiamano ancora “Giro al Sass” la passeggiata attorno a quell’antica parte del centro storico. Una perdita particolarmente grave fu pure l’abbattimento della casa all’angolo fra Largo Carducci e Via San Pietro, denominata Casa Ranzi. La costruzione, risalente al Quattrocento, e caratterizzata da due grandi Erker sovrapposti, costitutiva un elemento inconfondibile per il centro cittadino.

Il processo di italianizzazione, nel primo dopo guerra, portò alla soppressione di tutti gli istituti economici e culturali dla comunità tedesca, comprese le numerose e molto attive corporazioni delle varie categorie di artigiani. La comunità, privata anche della possibilità di avere proprie forme di aggregazione e di salvaguardare così la propria identità, subì un rapido declino che ne decretò la fine nell’arco di pocchi decenni.

Molti componenti della Comunità che, a vario titolo, avevano collaborato con il precedente governo asburgico, furono arrestati e trasferiti nel campo di concentramento di Isernia, ove furono decimati dalle malattie che si diffondevano anche a causa delle precarie condizioni igieniche.

Su questa storia fu fatta calare una coltre d’oblio. A testimonianza della vita millenaria di questa comunità, rimane a tutt’oggi la presenza in città di molti cognomi di chiara origine tedesca.

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