von mas 23.03.2019 06:21 Uhr

Per non dimenticare: Prigionieri a Isernia.

Primiero ricorda “Isernia”: la cerimonia domenica 24 marzo

Presentate ufficialmente alcuni giorni fa,  presso la sede della Comunità di Valle, le iniziative in memoria degli ex combattenti tirolesi  di Primiero, deportati nel campo di internamento a Isernia dal novembre 1918  (a guerra ormai finita) alla primavera 1919.

Particolarmente solenne sarà l’evento di domani, domenica 24 marzo alle 10.30, quando si terrà una santa messa presso la Chiesa Arcipretale di Primiero, alla quale seguirà la scopertura di una targa di ricordo.

Per chiedere un “atto formale di riparazione e riconoscimento” di questi fatti dolorosi (e incresciosi), è stata inviata una nota al presidente italiano Mattarella: “I nostri soldati combatterono per l’Impero (NdR di cui erano fedeli sudditi). I sopravvissuti, dopo l’armistizio del 3 novembre, iniziarono a rientrare nella valle natia, dove trovarono una nuova situazione politica complessa e disorganizzata (..:) Il 16 novembre 1918, fu emesso in valle di Primiero, alla pubblica visione, un bando che ordinava di presentarsi, entro il giorno 18, “alle locali Autorità militari per essere inviati in Italia”.

Obbedirono alla chiamata, fiduciosi nella nuova autorità, 498 “persone già appartenenti all’esercito austro-ungarico” di Primiero, che, una volta schedati, vennero forzatamente portati nella città molisana di Isernia, assieme ad altri 1000 soldati provenienti da altre zone del Trentino e dal Litorale.

Per oltre due mesi, questi uomini vennero detenuti senza il rispetto di alcun diritto del prigioniero, in totale inosservanza della convenzione dell’Aja del 1907, che inoltre prevedeva il rimpatrio dei prigionieri nel minor tempo possibile dopo la conclusione del conflitto. Come tristemente descritto in numerose testimonianze giunte fino a noi, la situazione alimentare, sanitaria e umana fu drammatica e portò alla morte di due prigionieri di Primiero.

Oltre alla mancanza di rispetto dei diritti internazionali, ciò che contraddistinse i nostri reduci dagli altri 300.000 soldati degli eserciti nemici imprigionati a fine conflitto, fu che i prigionieri di Isernia non seppero mai il motivo del loro internamento. Non erano soldati presi in combattimento, non si erano arresi, né erano disertori.”

Ancora oggi la vicenda è velata da dubbi e recriminazioni. Nonostante il prezioso lavoro degli storici, non si è riusciti a risalire con precisione all’organo, politico e militare, che emise l’ordine  del 16 novembre 1918. Ancor più difficile è capire perché tale intimazione ebbe larga esecuzione solo in alcune aree; tra queste Primiero fu in assoluto la più colpita. A un secolo di distanza questa ferita pulsa ancora nel cuore della comunità di Primiero.”

Una folta delegazione dal Primero sarà naturalmente presente a Isernia all’inizio di aprile, in occasione di un “pellegrinaggio” organizzato dalla Federazione degli Schützen del Welschtirol.

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