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  • Lavoro e nuove tecnologie: opportunità o pericolo?

    Quella a cui si assiste ininterrottamente da almeno un decennio comincia già ad essere definita la quarta rivoluzione industriale dagli storici antesignani. Oggi possiamo fare cose che fino a pochi anni fa erano impensabili. Le tecnologie sono sempre più pervasive nelle nostre vite private, ma quale sarà  il loro impatto sul già martoriato mondo del lavoro?  –  di Alessandro Navarini

    E’ innegabile che vi sia una stretta correlazione fra tecnologie e mondo del lavoro. Fino a trent’anni fa poteva sembrare impensabile sostituire macchine da scrivere e lapis, mentre oggi senza tastiera ci si sente quasi persi. La tecnologia ha aumentato notevolmente la produttività dei dipendenti in numerosi ambiti lavorativi. Dalla gestione di database alla semplicità  disarmante nel cercare informazioni, dalla possibilità  di organizzare e memorizzare moli di dati in uno spazio ristretto fino alla comodità  di potersi confrontare in tempo reale e scambiarsi informazioni. In questi casi la macchina si è affiancata all’uomo per facilitargli il lavoro, quasi come fosse un assistente tuttofare, col vantaggio che non chiede pause, è sempre reperibile, e spesso più rapido di una persona.

    Il problema è sopraggiunto quando si è cercato di sostituire i dipendenti con le macchine: pensiamo alle catene di montaggio, o addirittura agli avveniristici veicoli a guida autonoma, che sono ormai una realtà. Molti penseranno che, mentre caleranno le richieste di personale per le catene di montaggio, vi sarà  a compensarle un’impennata del personale per installare e manutenere i macchinari. Altri temono che il saldo complessivo dei posti di lavoro possa essere negativo.

    In un’analisi di Pew Research, che ha coinvolto 2000 esperti, si è chiesto loro se le nuove tecnologie creeranno nuove opportunità  lavorative, oppure se ridurranno il numero di impiegati. Le risposte sono state abbastanza discordi: il 48% sostiene che l’impatto possa essere negativo, mentre il restante 52%  è convinto che i risultati possano invece essere sorprendenti.

    Se per l’occidente una risposta certa non si è ottenuta, secondo uno studio delle Nazioni Unite il problema potrà  essere rilevante nei paesi emergenti ancora in via di sviluppo, dove probabilmente al termine della crisi, come vie di investimento, si punterà  molto sull’innovazione. Ciò comporterebbe il licenziamento di un’ampia fetta di manodopera poco specializzata e un inasprimento del numero di migranti economici, tali da poter mettere in difficoltà  anche il vecchio continente, e più in generale l’occidente.

    La vera sfida per i loro politici sarà quindi quella di formare una nuova generazione di nativi tecnologici, con competenze nelle tecnologie che verrebbero a prendere piede nei rispettivi paesi natali, agendo quindi pesantemente contro l’abbandono scolastico e l’analfabetismo. Mentre nelle economie emergenti andrebbero affrontati i problemi che da noi in qualche maniera si sono già superati, qua si aprirebbe una nuova frontiera: la quarta rivoluzione industriale che bussa prepotentemente alle porte.

    Dalle opinioni degli esperti, come già  visto, non si possono ottenere previsioni sufficientemente accurate, ma è ancora possibile fare un ragionamento: nella storia moderna e contemporanea, dopo ogni rivoluzione industriale le economie sono uscite rinforzate nel loro complesso. Linee di pensiero diffidenti ci sono sempre state, basti pensare ai luddisti che  nella prima rivoluzione industriale  distruggevano i telai in segno di protesta perché avevano perso il lavoro. Come allora, così probabilmente anche adesso, i lavori sono cambiati e cambieranno, ma non sono certo venuti a mancare. Lo spirito imprenditoriale di una parte della popolazione ha sempre consentito la creazione di nuove posizioni lavorative, nell’ambito della ricerca per la costruzione dell’ultima innovazione.

    Concludendo, le preoccupazioni sembrano poter essere infondate: se lo stato farà  la sua parte indirizzando l’istruzione verso le richieste del mondo del lavoro, tenendo aggiornati i programmi e proponendo corsi d’aggiornamento agli insegnanti, il resto verrà  da sé, visto che le industrie saranno sempre alla ricerca di prodotti avveniristici e pioneristici in grado di gonfiare i bilanci e aumentare gli utili.

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