• Welschtirol
  • La Regione “evaporata”

    Lunedì l’incontro della Consulta per lo Statuto con i vertici del Konvent sudtirolese: sull’ente Regione le posizioni sono agli antipodi.  Le osservazioni del Consigliere  di Civica Trentina, Rodolfo Borga, componente della Consulta.

    La seduta di lunedì  ha avuto il merito di chiarire la posizione prevalente in Sudtirolo circa il futuro della Regione. Nulla di nuovo, visto che quanto riferito ieri dal Presidente della Convenzione (e consigliere regionale SVP) Christian Tschurtschenthaler, riprende la posizione marcatamente antiregionalista che, magari con sfumature diverse, i sudtirolesi hanno anche recentemente ribadito – e non a parole, ma con fatti tradotti in iniziative legislative.  E ciò, manco a dirlo, nel silenzio del centrosinistra sedicente autonomista trentino, che una volta di più manifesta appieno la sua subordinazione, forse ancora psicologica, prima che politica, alla SVP.

    Ciò che ieri  è stato detto è che la Regione non dovrebbe avere più alcuna competenza amministrativa o legislativa, che la sua funzione dovrebbe essere quella di un evanescente raccordo (neppure coordinamento!) tra le materie che le due Province ritengono d’interesse comune e che, ciliegina sulla torta, il Consiglio regionale dovrebbe essere abolito.      Dunque, quello che si prospetta è un ente: a) che non ha alcuna competenza propria; b) i cui margini d’azione sono rimessi alle determinazioni discrezionali di enti terzi (le Province); c) che non è supportato dalla legittimazione popolare che consegue al voto.

    Ribadisco la domanda che ho posto ieri ai professori universitari di diritto pubblico presenti in Consulta: esiste al mondo un ente con tali caratteristiche? E comunque, cosa sarebbe un ente virtuale di tale natura, se non una finzione giuridico/politica, un pericoloso escamotage che vorrebbe dissimulare la cancellazione della Regione dietro il mantenimento di un unico Statuto?

    Che il Sudtirolo  sostenga tale posizione non costituisce una novità, come sopra rilevato. Ciò che preoccupa, invece, è l’appiattimento su tali pericolose posizioni del centrosinistra trentino che, ormai incapace di elaborare una sua autonoma posizione su un tema così importante, riduce il rapporto politico con i suoi alleati sudtirolesi al rapporto personale tra Rossi e Kompatscher.  Di “vero e proprio duetto autonomista” ha scritto recentemente – sconfinando, temo inconsapevolmente, nel ridicolo – il Vicepresidente del PATT. Un duetto in cui è chiaro, infatti, chi è alla guida e chi invece è il passeggero.

    In ogni caso è del tutto evidente che la Regione virtuale che la Convenzione ha prefigurato,  poco o nulla ha a che vedere con l’ente di cui la Consulta ha discusso. E francamente mi riesce difficile comprendere come la posizione espressa (legittimamente) ieri possa essere considerata come un’apertura.

    Vedremo come si evolveranno le cose. Certo è che la possibile “evaporazione” della Regione è un altro solido argomento a favore di chi  raccomanda una particolare attenzione nel decidere di procedere verso una modificazione del nostro Statuto, che a seguito della  provvidenziale bocciatura popolare della riforma costituzionale Renzi, non è più obbligata.

     

     

     

     

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